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Panama Papers: 5 Cose Che Non Sai Sui Paradisi Fiscali




Dopo lo scandalo scatenato dai Panama Papers , è necessario capire le ragioni che inducono grandi imprese, personaggi dello spettacolo, e politici ad aprire conti correnti nei cosiddetti paradisi fiscali.

Di seguito, analizziamo le cinque caratteristiche che rispondono alle domande più comuni sui paradisi fiscali: che cosa sono, come sono nati, come funzionano, come far sparire i soldi, e chi ha cercato di nascondere i propri soldi al fisco italiano.

1. Che cosa sono

Il termine “paradiso fiscale” è utilizzato per indicare un Paese dove vige una  legislazione economica e fiscale più “morbida e flessibile” rispetto a quella prevista dal proprio paese.

Panama Papers in ItaliaI paradisi fiscali spesso vengono utilizzati per superare regole particolarmente rigide in alcuni paesi sullo scambio di valuta, per proteggere la ricchezza da furti, e per gestire complicate pratiche di bancarotta ed acquisizioni.

In molti casi queste legislazioni ‘favorevoli’ vengono usate per scopi illegali: in primo luogo nascondere ricchezza per evitare di dover pagare le tasse dovute nel paese d’origine ed in secondo luogo per riciclare denaro.

In genere accade che grandi gruppi internazionali impegnati nella produzione di generi di massa come automobili, abbigliamento, elettrodomestici, servizi come investimenti immobiliari e risorse energetiche trasferiscano la propria sede all’estero aprendo delle società offshore.

Per società offshore si intendono delle organizzazioni che hanno la propria sede legale in un paese diverso da quello nel quale sviluppano i loro affari principali.

Il paradiso fiscale attrae le società estere per diversi motivi, tra cui aliquote fiscali molto basse (quando non del tutto inesistenti), riservatezza sulle attività finanziarie che hanno sede nella loro giurisdizione, e protezione degli interessi delle società offshore anche a costo di rifiutare una collaborazione con le autorità di altri paesi.

Aprire delle società offshore non è necessariamente illegale: in molti casi e per molti Paesi è lecito avere società in paradisi fiscali a patto che tutto, compresa la quantità di soldi gestita, venga dichiarato alle autorità del proprio paese.

I difensori dei paradisi fiscali sostengono che questi facilitino il flusso di capitale nel mondo e consentano a chi ha grandi disponibilità economiche di evitare restrizioni e prelievi fiscali onerosi.

I più conosciuti paradisi fiscali sono: la Svizzera, Panama, Lussemburgo, Hong Kong, Isole Cayman, Cipro, Malta, Monaco, San Marino, Singapore, Taiwan, Emirati Arabi Uniti, Ecuador, Filippine, Libano, Oman, Uruguay, Malaysia, Macao, Maldive, Isole Vergini Britanniche e Liechtenstein.

Come sono nati i paradisi fiscali

Tutto ha inizio negli anni Trenta in Svizzera.

Nel corso degli anni Venti del secolo passato, la Svizzera era diventata la meta di riferimento per i soldi che dovevano sfuggire agli occhi attenti delle autorità nei vari governi.

Di conseguenza si creò in tutta Europa un clima di risentimento verso i banchieri svizzeri che si rifiutavano di cooperare con qualsiasi Paese intenzionato a rintracciare gli evasori.

In quel momento il segreto bancario in Svizzera rappresentava una consuetudine e non era stabilito per legge. Nel 1934 ci fu però una svolta decisiva quando il Consiglio Federale, il governo svizzero, rese il segreto bancario una politica nazionale.

Banche Svizzere e paradisi fiscali.jpgLa battaglia contro i paradisi fiscali inizia nel 1932 quando in Francia la coalizione di sinistra, allora al governo, consapevole del fatto che molti tra i cittadini francesi più ricchi evadessero il fisco spostando i loro soldi in Svizzera, decise di avviare un’ indagine.

Per combattere questa pratica, le autorità transalpine sequestrarono dei registri sui quali erano presenti i nomi di 2000 cittadini dell’alta società francese che si erano rivolti alle banche svizzere per occultare i loro patrimoni.

I conti di ricchi imprenditori come i fratelli Peugeot e di importanti politici divennero di dominio pubblico. La rivelazione del segreto spinse molte persone, ancora non identificate, a ritirare i loro soldi dalla Svizzera.

Subito dopo l’episodio, la Francia cercò di costringere la Svizzera a consegnare altre informazioni arrivando ad arrestare alcuni funzionari legati alla Banca Commerciale di Basilea – tutto questo perché si stimò che lo Stato francese avesse perso circa 2 miliardi di franchi in gettito fiscale per colpa dell’evasione.

La Svizzera agì di conseguenza. Al momento affrontava grossi problemi, non solo per via dei depositi poco trasparenti ma soprattutto perché la Grande Depressione aveva messo in ginocchio il sistema finanziario spingendo molti svizzeri a chiedere un maggior controllo sui capitali che avrebbe inevitabilmente comportato seri rischi per il sistema.

Se le autorità federali avessero ottenuto l’accesso alle informazioni sugli intestatari dei depositi – che sarebbero quindi potute diventare pubbliche -, queste avrebbero finito per allontanare ancora di più i cittadini stranieri disposti a depositare i loro soldi in conti segreti.

Le banche svizzere furono sottoposte a maggior controllo da parte dello Stato nei termini previsti della legge bancaria del 1934 che rese la divulgazione dell’identità dei clienti delle banche a governi stranieri un reato passibile di reclusione e pesanti sanzioni.

La legge che impose il silenzio assoluto a tutti i custodi di denaro svizzero funzionò. I fondi stranieri ricominciarono a confluire verso la Svizzera e il suo sistema bancario e, nel frattempo, gli svizzeri riuscirono nel loro intento di creare un modello quasi perfetto che altri paesi avrebbero potuto emulare nel caso avessero voluto attrarre capitali stranieri.

Da quel momento nacquero paradisi fiscali offshore e diversi paesi come il Libano, le Bahamas, l’Uruguay, il Liechtenstein, e Panama, cercarono di far crescere la propria economia adottando proprio il modello svizzero

Come funzionano

I paesi chiamati paradisi fiscali sono caratterizzati da tre elementi:

  • un regime di tassazione decisamente bassa o nulla per i soggetti non-residenti,
  • l’assenza di scambi di informazioni con il fisco e le autorità tributarie degli altri Stati
  • il segreto bancario.

Triangolazione paradisi fiscaliNon c’è alcuna legge che vieti di aprire imprese, ditte, società in Paesi diversi da quello di residenza, tantomeno nei paradisi fiscali. Il meccanismo incriminato, quello su cui puntano le autorità, è quello del transfer pricing, il prezzo di trasferimento.

Facciamo un esempio. Abbiamo tre aziende: l’azienda A che vende automobili in Italia, l’azienda B che produce automobili in Cina, l’azienda C con sede in un paradiso fiscale.

L’azienda B produce automobili in Cina a costi molto bassi, vendendo ciascuna automobile a 500 euro.

L’azienda A compra dall’azienda B e rivende in Italia l’automobile a 10.000 euro, realizzando un utile di ben 9.500 euro.

Se l’azienda A vendesse in Italia e fosse soggetta alla legislazione fiscale italiana, tratterrebbe solo la metà del guadagno da ciascuna vendita, perché sarebbe costretta a versare il resto allo Stato.

Perciò l’azienda A decide di aprire una sua azienda ‘satellite’, l’azienda C appunto, in un paradiso fiscale.

Per pagare meno tasse, la compravendita seguirà questo schema: B vende a C a 500 euro un’automobile che C rivende ad A a 10.000.

A compra da C a 10.000 euro, ma in realtà C’è solo una filiale quindi tecnicamente non sta comprando perché l’azienda è sua, quindi, le rivende a 10.000 euro realizzando un guadagno di 0 euro. In questo caso le tasse sono praticamente azzerate.

Questo meccanismo del transfer pricing tra filiali della stessa società è uno tra i più utilizzati da chi lavora in paradisi fiscali e con società offshore.

Come far sparire i soldi in un paradiso fiscale

Per far traslocare i propri beni non è necessario andare in Liechtenstein oppure imbarcarsi in viaggi infiniti per arrivare alle alle Isole Vergini. Si può agevolmente aprire un conto corrente online o dei professionisti a pochi metri da casa usando tutto quello che offre la rete.

Un avvocato oppure un fiduciario prestanome contatta un corrispondente che lavora in un paradiso fiscale e che apre viene aperta una società offshore intestata al fiduciario.

Panama Papers Chi SonoA questo punto, con una semplice dichiarazione, il fiduciario dichiara in via riservata che la società non è sua ma è del cliente. In questo modo tutti i beni che si vogliono intestare per il fisco non appartengono più a tizio pur essendo suoi a tutti gli effetti.

Questo schema, detto triangolazione, è sempre lo stesso – anche se  può essere ripetuto più volte per inserire più barriere e poter occultare meglio il denaro.

E se uno volesse tagliare definitivamente i legami dei propri soldi con l’Italia e con le banche italiane?

Una volta si usava portare i soldi in contanti oltre il confine per depositarli di nascosto nelle banche svizzere. Il metodo era efficace, ma non era raro che la Guardia di Finanza riuscisse comunque a sequestrare valigie cariche di contanti. Ora, ‘per fortuna’ ci sono strategie più moderne e sofisticate.

Ammettiamo che ‘Tizio’ abbia intenzione di trasferire dei capitali all’estero. Questa persona non ha che da rivolgersi ai canali giusti per essere messo in contatto con ‘Caio’, il quale ha bisogno di fare l’operazione inversa, cioè portare dei soldi dall’estero in Italia.

A questo punto  Tizio passa la cifra a Caio, viene aperto un conto corrente a una società intestata a Tizio all’estero, e Caio dà a Tizio il corrispondente.

Così facendo, il denaro non passa materialmente la frontiera anche se una somma uguale viene movimentata con segni opposti all’estero e in Italia.

Qual è la convenienza?

In Svizzera oltre al segreto bancario c’è una novità: il trust.

Il trust permette di risparmiare sulle imposte di successione e allo stesso tempo copre l’identità dei beneficiari. Si intestano dei beni al trust e si indica chi sono i beneficiari. Il trucco è mettere come beneficiari del trust sé stessi.

Il risultato è che si continua a godere dei propri beni anche se ufficialmente c’è stato lo spoglio. Ovviamente non è un sistema legale.

Chi si nasconde dietro i paradisi fiscali

I Panama Papers

Domenica 3 aprile, una lunga lista di quotidiani internazionali, giornali, e siti di news hanno diffuso i cosiddetti Panama Papers, dei documenti trapelati da una delle più importanti società al mondo che si occupa di creazione e gestione di società offshore.

La società è la Mossack Fonseca, una società con sede a Panama che opera in 42 paesi e che conta ha 600 dipendenti in tutto il mondo.

montezemolo nei panama papersSecondo il The Guardian, la Mossack Fonseca è la quarta società più importante al mondo che si occupa di questo genere di affari. Più della metà delle società create o gestite da Mossack Fonseca ha sede in paradisi fiscali.

I documenti scovati riguardano le attività di migliaia di società, alcune controllate da politici, capi di stato e banche di tutto il mondo.

I documenti che fanno parte dei Panama Papers stati consegnati al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung da un dipendente della Mossack Fonseca.

La Suddeutsche Zeitung ha poi condiviso i documenti ottenuti con il Consortium of Investigative Journalists, che a sua volta ha chiesto aiuto a oltre 100 organizzazioni giornalistiche di 80 paesi diversi, tra cui il Guardian, la BBC, e l’Espresso in Italia. Si parla di 11,5 milioni di documenti.

Chi Sono Gli Italiani Nei Panama Papers

Primo nome citato nel lungo elenco degli italiani è quello di Luca Cordero di Montezemolo per via di un’azienda chiamata “Lenville Overseas.”

Montezemolo non è l’unico. Circa un migliaio di clienti provenienti dal nostro paese sono citati a vario titolo nei documenti che l’Espresso ha consultato.

Imprenditori, professionisti, volti noti dello spettacolo, ma anche moltissimi personaggi sconosciuti alle cronache sono approdati a Panama per mettere al sicuro il patrimonio di famiglia.

Nelle carte ricorrono i nomi di due grandi istituti di credito: Unicredit e Ubi Banca. I file panamesi aggiungono particolari inediti su vicende giudiziarie come il caso dell’eredità di Nino Rovelli, il re della chimica anni settanta.

Compare anche il nome di Giuseppe Donaldo Nicosia sotto inchiesta a Milano per frode fiscale e bancarotta fraudolenta. Anche Jarno Trulli – l’ex pilota di Formula Uno – risulta azionista della Baker Street SA, una società registrata nelle isole Seychelles e creata con l’assistenza dei legali dello studio Mossack Fonseca.

Anche Unicredit dai dati risulta aver avuto affari con lo studio panamese per la gestione di circa 80 società offshore. Allo stesso modo Ubi Banca, la grande Banca popolare bergamasca, era in possesso di una piattaforma di affari offshore con sede a Lussemburgo.

Nei documenti si rilevano i nomi di 40 sigle offshore registrate a Panama e alle isole Seychelles che appaiono legate a Ubi banca. Una decina di queste attività risultano ancora attive. Nei documenti si trovano numerose conversazioni tra i manager di Mossack Fonseca e i manager di Ubi banca in Lussemburgo.




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